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Vanuatu: alla scoperta della Laguna Blu

Chi di voi non ha mai desiderato tuffarsi nelle acque cristalline della Laguna Blu come faceva Brooke Shields?

Blue Lagoon è infatti un film del 1980 in cui due bambini sopravvivono al naufragio in pieno oceano di un veliero e approdano sulle spiagge di un’isola lontana dalle rotte delle navi.

Benché le riprese del film avvennero principalmente in Jamaica e alle Fiji, le scene della famosa Laguna Blu furono girate a Vanuatu.

laguna blu

Vanuatu, per chi non lo sapesse, è un arcipelago di isole nell’Oceano Pacifico meridionale, vicine delle ben più rinomate Fiji. A sud si trova invece la Nuova Caledonia.

Nel corso del suo secondo viaggio in Oceania l’esploratore britannico James Cook visitò le isole dando loro il nome di Nuove Ebridi; durante il XVIII secolo vennero colonizzate dagli europei fino a quando non raggiunsero l’indipendenza, nel 1980, diventando Repubblica di Vanuatu.

Affascinata dal film e dalla loro parvenza non molto turistica, ho deciso di festeggiare qui il mio 27° compleanno. Trovandomi in Australia, le ore che mi separavano da questo paradiso nascosto non erano molte.

Ho scelto come meta Espiritu Santo, l’isola più grande della repubblica di Vanuatu, ma nonostante questo molto tranquilla, lontana dai divertimenti e dai luoghi più turistici, concentrati quasi tutti a Port Villa, capitale dello stato. Espiritu Santo è popolare per lo più tra i subacquei, grazie alla presenza di numerosi relitti e barriere coralline. L’interno invece è ricoperto da una fitta giungla.

air vanuatu

Il centro principale è Luganville, dove si trova anche l’aeroporto. Anche se chiamarlo “aeroporto” pare quasi esagerato: dimenticate le infinite file per il check-in, i rigidi controlli di sicurezza, le enormi distanza tra un terminal e l’altro. La struttura era più simile a quella di un capannone, i biglietti venivano compilati a mano dal personale e l’area di attesa si trovava all’esterno riparata soltanto da una tettoia. La mattina del ritorno c’era un forte acquazzone e ci è stato pertanto comunicato che il volo sarebbe partito ad un orario indefinito, una volta terminata la pioggia. Per fortuna nell’area esterna c’era un piccolo bar, dove ho potuto sorseggiare un succo mentre leggevo un libro ingannando così l’attesa.

Ma torniamo all’inizio di questa avventura. Volendo trascorrere il maggior tempo possibile in solitaria e vicina alla laguna, ho deciso di soggiornare in uno dei pochi alloggi presenti nella parte nord-orientale, vicino a Hog Harbour.

Dopo circa un’oretta su di un furgoncino guidato da uno dei membri dell’albergo (che ogni tanto faceva delle pause per fermarsi a comprare qualche prodotto locale), io e altri due turisti australiani presenti siamo arrivati a destinazione sotto una pioggia torrenziale. Non trattandosi di un resort e nemmeno di un vero e proprio hotel, l’atmosfera era molto informale. Niente procedure di registrazione o altro. La prima cosa di cui il personale si è preoccupato è stata quella di farci sedere a tavola e servirci la cena. L’unico ristorante, dove avrei consumato tutti i miei pasti nei giorni seguenti, si trovava alla fine di un vialetto di sabbia, al di sotto di una grande tettoia aperta sui lati.

Mentre aspettavo che dalla cucina preparassero il mio piatto, l’acquazzone si è trasformato in temporale, rivelando con un lampo di luce improvviso la meraviglia del paesaggio intorno a noi.

sunset in vanuatu

Fino a quel momento infatti non mi ero resa conto di essere così vicina al mare. L’edificio principale, così come i vari bungalow, si trovavano tutti sulla spiaggia.

Il mio bungalow era molto spartano: pavimento grezzo, un letto con una tenda zanzariera per proteggersi dagli insetti, un mobiletto con sopra uno specchio e un piccolo bagno. Tutto però era presentato con estrema cura e non mancavano mai dei fiori, tra i simbolo più evocativi di qualsiasi isola tropicale.

Il temporale notturno, oltre a rinfrescare l’aria, ha anche causato danni temporanei alla già limitata connessione internet. Il giorno successivo mi sono infatti risvegliata senza nessun segnale dal mondo esterno. E così sarebbe stato per il resto del mio soggiorno. Stranamente la cosa non mi ha turbato, anzi l’ho considerata una fortuna. La mia sarebbe stata un’esperienza di completa immersione nella natura.

La colazione era molto semplice, ma apprezzatissima: pane, marmellata e dei gustosissimi frutti tropicali che cambiavano di giorno in giorno.

Per il pranzo e la cena si poteva scegliere tra qualche diversa alternativa, per lo più ovviamente piatti a base di pesce, riso, frutta e verdura.

lonnoch beach bungalows restaurant

I pasti erano preparati e serviti in un ambiente familiare molto lontano dagli standard delle principali catene di resort e villaggi turistici.

La lingua nazionale di Vanuatu è il bislama, una lingua creola evolutasi a partire dall’inglese. Inglese e francese sono comunque lingue ufficiali, quindi comunicare con le persone del luogo non è un problema.

Il clima di queste isole è tropicale/equatoriale, perciò molto caldo e piovoso soprattutto tra dicembre e marzo. Nonostante io mi trovassi lì a inizio marzo sono stata abbastanza fortunata, infatti a parte i due acquazzoni che mi hanno accolto e salutato nelle giornate di arrivo e partenza, soltanto un’altra mattina c’è stata una leggera pioggerella. Inoltre, non essendo propriamente stagione turistica, le persone presenti si potevano contare sulle dita di una mano.

vanuatu beach

La spiaggia su cui era affacciato il mio bungalow era molto tranquilla, circondata da palme e qualche prato verde dove trovare ristoro all’ombra di un albero, prima di immergersi nelle acque azzurre e cristalline di quella parte del Pacifico. Il mare di Vanuatu è uno dei più belli che abbia mai visto ed è davvero difficile, se non impossibile, rendergli giustizia attraverso qualche foto.

Il secondo giorno ho deciso di andare finalmente alla scoperta della famosa Laguna Blu. Il nome della spiaggia è in realtà Champagne Beach. Distante a piedi solo pochi minuti (durante i quali sono riuscita comunque in successione a perdermi, fare l’incontro con animali quali mucche e maiali che bloccavano la strada e per finire cadere nel fango) dai bungalow del mio alloggio si trova il cartello di benvenuto.

champagne beach sign

Durante la stagione turistica è previsto il pagamento di una piccola somma per potervi accedere. Quando sono andata io però il piccolo baracchino di legno all’entrata era deserto. Così come la spiaggia. Le uniche persone presenti oltre a me erano un paio di pescatori con la loro barca. Lo scenario che vi si para davanti nel momento in cui arriverete alla laguna è qualcosa di meraviglioso. Nonostante la breve distanza che la separa dalla spiaggia vicina l’impressione è quella di trovarsi completamente in un altro tipo di ambiente. Qui il mare assume sfumature verde acqua, mentre la lussureggiante vegetazione attorno crea una sensazione di raccoglimento e protezione, dando l’illusione di essere arrivati in un posto sconosciuto al mondo esterno. Proprio come i protagonisti di Laguna Blu.

fishermen in vanuatublue lagoon

Dopo lo stupore iniziale, dato non solo dalla bellezza del luogo, ma anche dal fatto di averlo a mia completa disposizione, mi sono pian piano avventurata nelle limpide acque turchesi della laguna lasciandomi avvolgere dalla meraviglia di tutto ciò che mi circondava. E cercando di godere a pieno di ogni momento che sarebbe rimasto impresso nella mia memoria per sempre.

Prima di arrivare in Australia non conoscevo questo arcipelago di isole, non ero mai stata in vacanza da sola e mai avrei pensato di fare un viaggio del genere, a completo contatto con la natura, lontana dai confort della moderna vita occidentale. A distanza di due anni, molti viaggi e avventure dopo, quella di Vanuatu è invece una delle esperienze più speciali di cui conservo il ricordo.

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