tokyo imperial palace

Il fascino del Giappone, tra modernità e tradizione

Dopo anni passati a sentir parlare del Giappone, qualche autunno fa mi sono finalmente decisa ad andare a trovare il mio migliore amico che vi abitava da tre anni.

Arrivata all’aeroporto di Haneda sono stata accolta dalla cortesia ed educazione giapponese. Il fatto che mi sia ritrovata a rapportarmici subito a causa del mancato arrivo delle mie valigie è un’altra storia (a lieto fine per fortuna; le mie valige sono infatti arrivate sane e salva davanti la porta di casa un paio di giorni dopo).

Sul treno che mi portava verso casa del mio amico ho già avuto un assaggio delle diverse anime di Tokyo. Allontanandosi dal centro i grattacieli e le luci della metropoli lasciano il posto a quartieri adibiti a dormitori, in cui grandi casermoni ospitano migliaia di salaryman. Il volto di una città e di un paese dove la maggior parte delle persone vivono per lavorare.

Il Giappone però è la terra delle contraddizioni. E così, quando il mio treno arriva a Saitama, mi dimentico di qualsiasi cosa, e ho la sensazione di mettere piede in un paesino non troppo diverso da quello in cui sono cresciuta. Un posto a misura d’uomo in cui non è necessario consultare le mappe sul telefono per sapere dov’è il supermercato o l’ufficio postale più vicino. Dove il combini sulla via di ritorno diventa tappa fissa per comprare un dolcetto prima di rientrare a casa. Dove riconosco a memoria, anche col buio, la stradina in cui svoltare per arrivare all’appartamento.

senso-ji temple

In Giappone ho avuto la fortuna di restare per più di tre settimane, durante il mese di ottobre. Ah, l’autunno, con le foglie degli alberi che lentamente cambiano colore, il sole che riscalda senza l’umidità caratteristica dell’estate giapponese, e poi ad ottobre non piove praticamente mai. Ecco, queste sono le cose che mi erano state dette prima di arrivare. Ad accogliermi trenta gradi estivi, seguiti da giorni e giorni di pioggia. Sembrava un po’ seguirmi ovunque decidessi di andare, tant’è che alla fine ci avevo fatto l’abitudine e non mi ponevo nemmeno più il problema.

Non nego che i primi giorni ho provato sentimenti contrastanti. Fatta eccezione per una vacanza a Bali, era la prima volta in Oriente per me. La prima volta in cui mi affacciavo ad una cultura così diversa da quella occidentale con cui sono cresciuta. Non è un segreto che l’Asia sia da sempre il continente per cui riesco a provare meno empatia, nonostante i numerosi aspetti positivi che lo contraddistinguono. Mi è servito quindi un po’ di tempo per abituarmi a questa diversità e Tokyo è stato di sicuro il luogo migliore in cui farlo.

tokyo

Una città tecnologica e proiettata al futuro. Dallo sfavillio di luci di Shinjuku a Shibuya, l’incrocio più trafficato al mondo. Se volete ammirare la città dall’alto esistono diversi punti panoramici. Dalla Tokyo Sky Tree, la torre più alta al mondo, alla famosa Tokyo Tower, la cui forma ricorda la Tour Eiffel. Ma anche la Mori Tower a Roppongi Hills o la terrazza panoramica del Tokyo Metropolitan Government Office su cui è possibile salire gratuitamente. Qualunque opzione scegliate la vista sarà impagabile e soprattutto avrete l’impressione di tornare a respirare e di lasciarvi alle spalle, almeno per un attimo, la confusione e frenesia della città, osservandola da un’altra prospettiva.

shibuya

Una delle tappe principali di chiunque visiti la capitale è il Sensō-ji. La leggenda vuole chenel 628 d.C. due fratelli pescarono nel fiume Sumida la statua di Kannon, dea della misericordia. Nonostante gli sforza per buttarla in acqua questa continuava a ritornare a riva. Decisero quindi di realizzare un tempio per ospitarla. Ed ecco nascere, nel quartiere di Asakusa, il più antico tempio di Tokyo, il cui simbolo è l’enorme lanterna rossa, su cui è incisa la scritta Porta del Tuono.

senso-ji

Una visita a Tokyo non potrebbe essere completa senza un salto ad Akihabara. Qui la cultura pop giapponese rivive all’ennesima potenza: anime, manga, videogiochi. Un vero paradiso per gli appassionati. Una delle vie più famose per lo shopping è situata nel quartiere di Omotesando, di cui ho particolarmente apprezzato l’eleganza. Nei negozi di souvenir vi ritroverete, come le ragazze giapponesi, ad urlare “kawaii!” dinanzi all’ennesimo oggetto inutile, ma irresistibilmente colorato.

akihabara

Tokyo è una città bella, ma dispersiva. Ad un certo punto sentirete il bisogno di rilassarvi e quale luogo migliore per una pausa, magari con gelato al tè verde, se non il Parco di Ueno. Peccato che, non appena arrivati nei pressi del laghetto, noterete quelle graziose barchette a forma di cigno o ancora meglio fenicottero, e vi ritroverete a pedalare come non facevate dai tempi delle vacanze a Riccione.

Per fortuna in Giappone i distributori di bibite sono ovunque. Vi sfido a fare duecento metri senza trovarne uno. Adesso però si pone un altro problema: cosa scegliere? Non vorrete mica prendere una normale coca cola, vero? E allora comincerete ad osservare attentamente ogni fila di bibite, concentrati come se foste un ingegnere spaziale. L’acqua alla pesca non c’è nemmeno qui, la Fanta all’uva è buonissima, ma l’avete già assaggiata, proviamo qualcos’altro. Ovviamente non sapete una sola parola di giapponese, quei simboli sono tutti uguali per voi, e vi sentite quindi legittimati, almeno per stavolta, a farvi guidare dall’unico parametro valido: l’estetica della confezione. State già per premere il pulsante, quando la vostra attenzione viene catturata da un’altra bottiglia, in apparenza anonima. Non sapete perché, ma vi sentite attratti da questa bevanda chiamata Calpis. Felici della vostra scelta, togliete il tappo e bevete il primo sorso. Il sapore di latte, con quel leggero retrogusto acido, vi lascia per un attimo interdetti, poi vi ricordate cosa c’era di familiare nel nome: vi ricordava quello di un detersivo.

japanese drinks

Ed eccovi arrivati ad Harajuku, il regno del cosplay, dell’abbigliamento vintage e stravagante. Quando si parla di contraddizioni questo ne è l’esempio lampante. Sembra impossibile che a soli dieci minuti a piedi di distanza dalla zona più eccentrica di Tokyo, si arrivi in uno dei suoi luoghi più tranquilli.

Il Meiji Jingu è un santuario shintoista dedicato alle anime dell’Imperatore Mutsuhito e di sua moglie, l’Imperatrice Shōken. Il parco che lo accoglie è costituito da più di centomila alberi inviati dagli abitanti di tutto l’arcipelago per onorare la memoria dell’imperatore.

meiji

Non appena imboccherete la strada che conduce al santuario vi dimenticherete di essere in una delle metropoli più grandi al mondo, e avrete la sensazione di essere finiti in una foresta incantata. Come me resterete a bocca aperta davanti al magnifico portale in cipresso, il grande torii posto all’entrata. Passeggiando tra gli alberi di questo luogo sacro respirerete la tradizione di un paese dalla storia millenaria. Posso dire senza riserve che il Meiji Jingu è il mio posto preferito di Tokyo, uno di quei luoghi dove tornerei subito se ne avessi la possibilità.

odaiba ferris wheel

Poco distante dalla città, nella baia di Tokyo, sorge l’isola artificiale di Odaiba. Il regno del divertimento, dei centri commerciali e dei ristoranti. Odaiba è uno di quei posti che si adora all’istante o che si odia senza esclusioni. Una delle attrattive principali è il Gundam gigante che, ad intervalli regolari, si attiva in un sorprendente spettacolo di luci e suoni.

lady liberty

Qui si trova inoltre una replica della Statua della Libertà, donata dalla Francia al Giappone nel 1998 per celebrare i rapporti commerciali tra le due nazioni. Affacciati sulla baia, ammirando il Rainbow Bridge, con i colori del cielo che mutano lentamente e la notte che avvolge ogni cosa, si ha la sensazione per un attimo di trovarsi davvero nella Grande Mela.

rainbow bridge

Nonostante il passato per nulla pacifico e i trascorsi storici tra Giappone e Stati Uniti, oggi l’influenza americana si fa sentire fortemente nella Terra del Sol Levante.

Basta passeggiare per Odaiba per rendersi conto di quante numerose siano le catene americane, in Europa ancora sconosciute. E quando vedi Kua ‘Aina, un ristorante hawaiano, non puoi fare a meno di entrare e respirare per una sera quell’atmosfera tropicale che ti riporta indietro di qualche anno, ad uno dei viaggi più belli mai fatti.

kua 'aina

Parlando di particolarità non si possono non citare i diversi cafe a tema presenti a Tokyo. Dal Kawaii Monster Cafe, dove tutto è esagerato e coloratissimo, a quello di Hello Kitty. I prezzi sono più alti rispetto alla media dei tradizionali ristoranti giapponesi, ma vale la pena trascorrerci qualche ora anche solo per una merenda diversa dal solito.

alice in wonderland

Essendo Alice nel paese delle meraviglie uno dei miei cartoni Disney preferiti, la scelta per me è stata semplice. Quando mi ricapita di bere il tè con il Cappellaio Matto?

alcatraz menu
alcatraz menu 2

Un altro ristorante che volevo assolutamente provare era l’Alcatraz ER, una strana combinazione tra una prigione e un ospedale psichiatrico. Cenerete all’intero di celle, serviti da infermiere, in un’atmosfera cupa. Anche il cibo e i drink sono serviti in modo particolare. Basterà dare uno sguardo al menù per rendervene conto. (Mentre stavo scrivendo questo articolo ho scoperto che il ristorante pare chiuso definitivamente. Ma non preoccupatevi, potrete sempre optare per il Vampire Cafe, dove gustare un succulento Bloody Mary.)

alcatraz er

Il mio ultimissimo giorno in Giappone l’ho trascorso facendo una gita a Kamakura, affacciata sul mare a sud di Tokyo. Inutile dire che il mare e la spiaggia io non li ho visti dal momento che, tanto per cambiare, pioveva. Il vero motivo che attrae qui numerosi turisti è però un altro: la statua del Grande Buddha, simbolo dell’antico Giappone. Una volta collocato nella sala principale del tempio, sopravvisse ad uno tsunami e da allora siede imperturbabile all’esterno, resistendo a piogge e terremoti.

great buddha

Per finire la giornata siamo stati ad Yokohama, anticamente piccolo villaggio di pescatori e poi diventata il primo porto per il commercio con l’estero. Salire sulla ruota panoramica affacciata sulla baia era uno dei miei ultimi desideri per quel viaggio.

E lì, sospesi a quasi cento metri d’altezza, con le raffiche di vento che facevano oscillare la nostra cabina, la domanda che mi ha accompagnato per tutta la mia permanenza: «A parte la pioggia, ti è piaciuto il Giappone?»

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