golden pavilion

Da Osaka a Kyoto, le bellezze del Kansai

Dopo aver preso il bus notturno a Tokyo attorno alle undici di sera, alle prime luci dell’alba siamo arrivati ad Osaka.

Una delle prime tappe è stato l’acquario. Al suo interno sono ricreati gli ambienti naturali di dieci diverse zone dell’Oceano Pacifico. L’attrattiva principale è però la grande vasca che ospita un esemplare di squalo balena, il più grande squalo esistente.

La zona del porto ospita anche la Tempozan Ferris Wheel, tra le ruote panoramiche più alte del Giappone. Mentre la cabina sale in alto si possono vedere gli Universal Studios, che sorgono proprio lì accanto. Ed ecco che una mattinata assonnata acquista un tocco di magia quando riesci a scorgere il Castello di Hogwarts a poca distanza.

castello di osaka

Passeggiando per la città arriviamo ad un altro castello, forse un po’ meno magico, ma con una storia antica di oltre quattrocento anni. Il Castello di Osaka fu danneggiato diverse volte, a causa di conflitti civili e bombardamenti durante la guerra. Ma in seguito venne ricostruito e rinforzato fino allo splendore attuale. È costruito su un piccolo altopiano circondato da mura in pietra e da un fossato, lungo il cui perimetro si stagliano diverse torrette. Il parco che lo ospita crea una cornice perfetta, tanto che a prima vista sembrerà di avere davanti una cartolina.

osaka castle

La nostra unica sera in questa città non poteva non venire trascorsa a Dotonbori, una zona piena di vita, molto amata dai giovani. Bar e ristoranti sorgono ovunque, negli stessi luoghi dove un tempo le geisha intrattenevano i loro clienti. Dotonbori è attraversata da un canale che rende l’atmosfera suggestiva. Nelle sue acque si riflettono le luci delle insegne al neon e dei cartelloni pubblicitari.

osaka

Ed è proprio qui, a mio avviso, che si coglie la diversità tra Tokyo ed Osaka.

Ad Osaka le persone sono più aperte, meno formali. Qualcuno l’ha definita la “Napoli del Giappone” ed effettivamente qui si incontrano più sorrisi e allegria. Si riesce ad entrare maggiormente in contatto con la gente locale, cosa che risulta difficile a Tokyo, dove l’estrema educazione e cultura del rispetto a volte finiscono col diventare un limite alla conoscenza dell’altro. In particolare quando l’altro è rappresentato da quello che loro chiamano gaijin, ossia uno straniero.

Un altro dei motivi che ci farà concordare col paragone alla città partenopea è sicuramente il cibo. Osaka è famosa per l’okonomiyaki, spesso definita la “pizza di Osaka”. Insieme ai takoyaki, delle polpettine di polpo fritte, è una delle maggiori prelibatezze della cucina nipponica. Se volete saperne di più sul cibo giapponese leggete questo mio articolo dove vi porto alla scoperta dei suoi sapori.

osaka food

La mattina del secondo giorno l’abbiamo dedicata a Nara. Nara per me era semplicemente un luogo di passaggio prima di arrivare a Kyoto. Mai avrei immaginato che diventasse uno dei miei luoghi preferiti in Giappone.

Un antico poeta giapponese la definì “un fiore profumato in piena fioritura” e io non posso fare altro che concordare. Nara è culla della civiltà giapponese, di cui è stata anche capitale. Le montagne all’orizzonte, i cervi che passeggiano liberamente per le strade, gli alberi in fiore. Tutto contribuisce a rendere Nara un luogo fuori dal tempo.

nara

Uno dei templi più visitati è il Tōdai-ji, il più grande edificio in legno del mondo, il quale ospita al suo interno la più grande statua in bronzo del Buddha presente in Giappone.

todai-ji

Circa tremila lanterne in bronzo e pietra invece delimitano i sentieri che conducono all’ingresso del Kasuga Taisha, un santuario shintoista. Secondo la leggenda le lanterne servirebbero per far luce agli dei. All’esterno dei templi invece è usanza appendere gli ema, tavolette in legno offerte come preghiera di ringraziamento o buon auspicio. Si pensa che in questo modo i kami, spiriti o divinità, possano leggerli.

Dopo aver lasciato la nostra preghiera, ci dirigiamo verso Kyoto. Lungo la strada facciamo tappa in uno dei posti più fotografati dell’intero paese, il Fushimi Inari.

inari

Dedicato al dio del riso e dell’agricoltura Inari, è un bellissimo complesso formato da un’infinità di torii rossi che si snodano lungo un sentiero, al termine del quale si giunge in vetta al monte omonimo. Il percorso rappresenta una sorta di ascesa spirituale. I torii sono infatti i portali sacri del santuario, simbolo dell’eterna interazione tra il mondo umano e divino. Durante il percorso si trovano molte statue di volpi, animale sacro per i giapponesi, considerato il messaggero del Dio Inari.

mappa fushimi
fushimi inari

Arrivati infine a Kyoto, raggiungiamo il nostro ryokan, una tipologia di hotel dove ogni cosa è in stile tradizionale giapponese. Noi abbiamo avuto la fortuna di soggiornare in una nuova struttura, non ancora aperta al pubblico. La prima cosa da fare è togliersi le scarpe, dopodiché verrete trasportati in un altro mondo. Camminerete sul tatami, aprirete le porte scorrevoli in legno e carta, e osserverete le colorate decorazioni dei pannelli in paglia. La sera indosserete lo yukata e scenderete nell’onsen, il bagno termale. La notte dormirete su un futon, scoprendolo meglio di ciò che pensavate. E al vostro risveglio, con le gambe incrociate sotto il basso tavolino nella vostra stanza, proverete l’esperienza della colazione tradizionale giapponese. Dimenticate caffé e dolci croissant. Vi verranno serviti invece pesce, riso, alghe e zuppa di miso.

colazione giapponese

A Kyoto vi è nuovamente un cambiamento di scenario. Sembrano infatti lontani gli sfavillii delle luci di Tokyo e la vivacità delle vie di Osaka. Si respira l’aria del Giappone tradizionale, tra le strade strette con i cavi elettrici sospesi, le vecchie costruzioni in legno e bambù, il silenzio che riecheggia per le vie. Nel cuore di molti Kyoto è ancora la capitale del Giappone e non è difficile comprenderne il motivo.

kyoto

Nella parte orientale della città, su una collina circondata dai boschi, sorge il Kiyomizu-dera, un importante tempio buddista. Tutta la zona è molto caratteristica, con i piccoli locali in legno, i negozi di souvenir, e i chioschetti dove assaggiare specialità tipiche.

A Kyoto si ha la sensazione di essere finiti indietro nel tempo. Uno dei luoghi dove si percepiscono maggiormente gli echi di un Giappone antico è il Castello Nijō. Per accedervi bisogna attraversare il cancello Karamon, una grande porta con intagli e decorazioni. Si arriva quindi al Palazzo Ninomaru, in cui lo shogun, comandante dell’esercito, soggiornava durante le sue visite. Il palazzo è formato da sei edifici collegati fra loro da corridoi. Camminando lungo le tipiche passerelle in legno noterete le meravigliose decorazioni sulle porte scorrevoli e i paraventi: ciliegi in fiore, tigri, foglie d’oro.

cancello karamon

Una delle particolarità è il pavimento usignolo, una tecnica che riproduce il cinguettio degli usignoli quando viene calpestato il pavimento, in modo tale da proteggere il palazzo da nemici e animali.

castello di nijo

Dopo aver passeggiato per gli splendidi giardini del castello è il momento di visitare il simbolo per eccellenza di Kyoto: il Kinkaku-ji, un tempio zen ricoperto da foglie d’oro.

Il suo destino fu travagliato, venne distrutto e ricostruito diverse volte. L’ultima delle quali a causa di un incendio provocato da un monaco buddista fanatico. Una delle tante leggende sul luogo dice anche che qui siano conservate le ceneri di Buddha.

kinkaku-ji

Certo è che quando vedrete il Golden Pavilion riflesso nelle acque dello stagno, penserete sia uscito da un libro di fiabe.

Per non rompere l’incanto il posto adatto dove recarsi successivamente è Arashiyama. La Foresta di Bambù è un luogo affascinante, con la luce che filtra soffusa tra le canne e i suoni della natura intorno a voi. Evitate le ore più affollate se volete vivere a pieno l’atmosfera di pace.

arashiyama

La sera, rientrati nel centro di Kyoto, merita un’ultima visita il Tempio Yasaka, bellissimo quando è illuminato dalle lanterne.

Al nostro viaggio tra le bellezze del Kansai però mancava ancora qualcosa. Kobe non era prevista dal nostro itinerario iniziale, l’abbiamo aggiunta all’ultimo. Il motivo che ci ha spinti a prendere un treno per raggiungerla ovviamente era quello di assaggiare la sua famosissima carne. Inaspettatamente Kobe si è rivelata una bellissima sorpresa.

La zona del porto di sera si illumina e prende vita: dalle Kobe Tower alla ruota panoramica, dagli hotel ai negozi e ristoranti. La giusta combinazione di divertimento e spensieratezza. Trascorrere qualche ora qui, tra una passeggiata lungo la baia e un dolce a fine serata, è stato il modo perfetto per concludere il nostro viaggio nel Kansai.

kobe

Per fare ritorno a Tokyo decidiamo di prendere lo shinkansen, il treno ad alta velocità. Per gli stranieri è possibile acquistare il Japan Rail Pass che vi permetterà di spostarvi senza limiti durante il periodo del vostro soggiorno, risparmiando sul prezzo dei trasporti che in Giappone è davvero elevato.

Su questo sito, oltre al pass, avrete la possibilità di prenotare anche diverse attività, come la cerimonia giapponese del tè o noleggiare un kimono. Se il vostro viaggio coincide con la primavera, esistono dei tour che vi porteranno nei luoghi imperdibili dove assistere alla fioritura dei ciliegi.

Mentre torniamo verso Tokyo, dal finestrino io osservo il Monte Fuji in lontananza e mi riprometto di tornare un giorno in questo paese. In meno di un mese mi ha regalato esperienze e sensazioni così diverse le une dalle altre, mi ha aperto le porte di un mondo che fino a quel momento conoscevo solo grazie a foto e racconti di altri.

E sono sicura siano ancora tante le sorprese che il Giappone ha da regalarmi.

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