America grande amore

Da bambina la mia città preferita era Londra. Non so di preciso il perché, probabilmente avevo visto qualche immagine alla televisione, foto su giornali e riviste che in qualche modo mi avevano colpito. Immaginavo un giorno di poter vedere il Big Ben e salire sulla ruota panoramica dove ammirare stupita ogni cosa dall’alto. Durante l’ultimo anno di liceo ho avuto l’opportunità di visitarla e nonostante l’incanto che avrei avuto con gli occhi di bambina fosse ormai svanito, è stato comunque bellissimo potersi ritrovare finalmente nella mia tanto desiderata città. Ho passeggiato per i Kensington Gardens, all’interno di Hyde Park, alla ricerca della statua di Peter Pan; ho percorso il Tower Bridge e sentito i rintocchi del Big Ben.

Tutt’ora considero Londra come il mio primo amore. Sono dell’idea che l’Inghilterra, e più in generale la Gran Bretagna, abbia qualcosa di magico che non si può trovare da nessun’altra parte.

Il grande amore della mia vita è però arrivato inaspettatamente tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza. Ho un tenero ricordo, che ogni volta mi fa sorridere. Avevo tredici o quattordici anni e mi trovavo a casa della mia migliore amica dei tempi delle medie. Lei aveva una dote innata per il disegno, cosa per cui io purtroppo sono negata, e quel giorno stava per l’appunto creando una vignetta in cui eravamo rappresentate noi due, con due valige in mano. Alla domanda su quale bandiera preferissi sulla mia valigia, se quella inglese o americana, mi trovai in difficoltà. Non sapevo scegliere. Come potevo decidere nel giro di un minuto se fosse più grande il mio amore per Londra o quello verso l’America? Alla fine il tempo avrebbe deciso per me.

La prima volta che misi piede sul suolo americano fu l’estate dopo la maturità. Il mio regalo dopo un intenso percorso di studi fu una vacanza studio in California. Atterrammo all’aeroporto di Los Angeles che era già buio, in una calda notte di fine luglio. Ricordo le luci, i suoni, il pulmino che ci aspettava all’uscita. Ancora non me ne rendevo conto: finalmente ero in America. Furono tre settimane bellissime, a partire dalla famiglia ospitante, le lezioni mattutine e le gite pomeridiane, la giornata agli Universal Studios, il weekend nella favolosa San Francisco, la partita di baseball dei Los Angeles Dodgers. Sembrava di essere all’interno di una serie televisiva. Era una sensazione stranissima percorrere le strade, guardarsi attorno e rendersi conto che tutto era proprio come siamo abituati a vedere nei film americani: le case con i vialetti d’ingresso e i giardini senza alcun tipo di recinzione, i pick-up parcheggiati di fronte ad ogni abitazione. Questa volta non eravamo al cinema o nella nostra stanza a guardare qualche commedia o film d’azione, ma potevamo considerarci noi i protagonisti. A volte succede che sogniamo talmente tanto di andare in un posto che, quando ci ritroviamo finalmente lì, ci sembra quasi irreale. È qualcosa difficile persino da spiegare.

santa monica beach

santa monica

los angeles dodgers stadium

Ad ogni modo, come tutte le cose belle, anche questa vacanza è giunta alla fine. Sono tornata a casa con la consapevolezza di aver realizzato un sogno, pronta ad andare avanti con la mia vita. La routine ha iniziato lentamente ad insediarsi, mentre il tempo scorreva sospingendo i miei veri sogni in un angolo lontano. Finché non mi sono svegliata. La fine dell’università rappresenta per tutti un grande traguardo e punto di svolta, non solo perché comporta il passaggio al mondo del lavoro, ma soprattutto perché ci rendiamo conto che adesso gli artefici del nostro destino siamo davvero noi. Fino ad allora non abbiamo fatto altro che seguire un percorso più o meno stabilito e simile per tutti, ma dal momento in cui stringiamo tra le mani quel rotolo di pergamena tanto agognato, sappiamo che le cose stanno per cambiare. Di fronte a noi si aprono potenzialmente mille porte e spetta soltanto a noi stessi decidere quali aprire e quali invece lasciare chiuse, con la possibilità di commettere errori e non poter tornare indietro. Con una laurea in mano e un futuro incerto, ero uno di quei tanti puntini alla deriva.

Guardando dentro di me però un grande desiderio c’era: tornare in America. Con i suoi aspetti positivi e negativi sapevo che la terra a stelle e strisce aveva ancora tanto da regalarmi. Ed io non potevo far altro che buttarmi a capofitto con tutto il cuore alla conquista del mio sogno americano.

american flag

 

 

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